venerdì 28 gennaio 2011

Castello Sforzesco (parte II) – Il ‘grandioso’ come programma


I Visconti e gli Sforza furono tra i migliori costruttori di castelli d’Italia. Le loro opere spiccano tra quelle del tempo per imponenza e inventiva progettuale. Quello di Milano è tra i maggiori esempi cittadini d’Europa, insieme sfarzosa residenza ducale e caposaldo fortificato.



L’ARTE COME STRUMENTO AL SERVIZIO DEL POTERE – Al pari di molti principi italiani gli Sforza diedero un grande impulso all’arte e alla cultura, da essi utilizzata quale strumento di potere, come per dimostrare al mondo che, pur essendo gli ultimi arrivati, o quasi, non erano per nulla inferiori ai vecchi casati nobiliari. Chiamarono a Milano alcuni tra i più celebri artisti del tempo, come per esempio Antonio Averlino o Averulino, detto Filerete. Sua è la grande torre a volumi sovrapposti che domina l’ingresso del castello, anche se la torre attuale è opera del restauro di Luca Feltrami. Ludovico il Moro Sforza ingaggiò anche altri famosi architetti, dal Bramante al grande Leonardo da Vinci, che realizzò proprio a Milano alcune delle sue opere principali. Furono proprio loro a introdurre in Lombardia il Rinascimento.



ASCESA E CADUTA DI UNA DINASTIA – Alla fine del Quattrocento gli Sforza erano una delle potenze europee, anche se non ‘la’ potenza italiana per eccelenza che erano stati i Visconti. Ma tutto cambiò in pochi mesi. Luigi XII, divenuto il re di Francia nel 1498, si ricordò di avere tra gli antenati una Visconti e rivendicò la sua presunta dignità di ‘vero’ duca milanese. Rifiutò di riconoscere la signoria degli Sforza (a cui in realtà non perdonava di essere stati gli alleati di Borgogna) e si giunse così a una guerra, nel corso della quale castello e città furono conquistati dalle truppe francesi.
Il duca Ludovico il Moro fuggì in Germania, da dove cercò poi invano di riconquistare Milano. Fatto prigioniero, fu incarcerato a Loches, in Francia, dove morì nel 1508. il figlio maggiore Massimiliano riuscì a tornare fuggevolmente al potere, grazie all’aiuto svizzero, ma solo il figlio più giovane, Francesco, potè riprendersi il castello nel 1522, dopo la nomina a duca da parte dell’imperatore Carlo V. Francesco morì tuttavia senza lasciare eredi, e il ducato rientrò nelle disponibilità dell’imperatore.
Fu così che a Milano cominciarono le dominazioni straniere (spagnoli, austriaci, francesi). Nei secoli successivi il castello cominciò una parabola discendente: più volte danneggiato, cadde in forte degrado, per essere brillantemente riscattato solo all’inizio del Novecento grazie a un lungo restauro, curato dall’architetto Luca Feltrami.


IL FIGLIO DEL CONTADINO DIVENTA SIGNORE – Giacomuzzo Attendolo, rampollo di una famiglia contadina dalle parti di Ravenna, era divenuto nel Trecento capitano di una truppa di soldati. Allora questo era considerato un buon lavoro: molti comuni italiani non avevano una propria forza armata e impiegavano mercenari come corpi militari e di polizia. Dopo una serie di successi al servizio di Milano, Firenze e Napoli, Giacomuzzo cambiò nome della famiglia in Sforza, con riferimento alle proprie capacità di vittoria, spesso ottenuta ‘sforzando’ il destino. Francesco, suo figlio illegittimo (1401 – 1466), proseguì la lucrativa attività di famiglia soprattutto per conto del duca milanese Filippo Maria Visconti, giungendo nel 1441 a sposare la figlia Bianca, anche lei illegittima. Quando il duca morì improvvisamente, nel 1447, all’età di 54 anni, senza lasciare eredi maschi, scoppiarono disordini che sfociarono quasi nella guerra civile. A Milano fu proclamata la Repubblica Ambrosiana e il castello, simbolo del potere visconteo, venne praticamente distrutto. Nel 1450 Francesco entrò a Milano, dissanguata dalle continue controversie interne, proclamò la moglie erede legittima dei Visconti e se stesso nuovo duca. Lo seguirono sul trono milanese il figlio Galeazzo Maria e, dopo di lui, almeno sulla carta, il nipote Giangaleazzo. In realtà quest’ultimo aveva solo sette anni, sicchè il secondo figlio di Francesco, Ludovico il Moro (così detto per la pelle scura), assunse la reggenza in suo nome e nel 1494, dopo la precoce morte del nipote, salì a sua volta sul trono.



IL CASTELLO ‘SALVATO’ – Il castello di Milano sfuggi varie volte alla distruzione. In epoca napoleonica, lo si voleva trasformare in palazzo neoclassico con una vastissima piazza circolare. Verso il 1880 se ne propose la demolizione lasciando in piedi la sola Rocchetta, a favore di edifici ‘in stile sforzesco’. Nel secondo dopoguerra un architetto propose addirittura di ridurlo a spartitraffico cittadino.
All’interno del castello è visibile l’unico tratto della cerchia dei navigli interna tuttora esistente a cielo aperto. Il cosiddetto ‘fossato morto’, che separa le varie corti, altro non è che un tratto del naviglio che un tempo circondava tutte le mura cittadine, fungendo da fossato.
Sulle pareti interne della ‘corte d’Armi’ sono state spostate alcune facciate di antichi palazzi lombardi demoliti. Le facciate, smontate pezzo a pezzo, sono state poi rimontate nella nuova localizzazione.



Davanti al castello troneggia oggi una fontana costruita in occasione di una visita di Mussolini a Milano, negli anni Trenta. Demolita negli anni Sessanta per far passare gli scavi della metropolitana, è stata ricostruita negli anni Novanta.



La chiesa di Santa Maria delle Grazie, a sud-ovest del castello, è un capolavoro di arte rinascimentale. Nel 1492 Donato Bramante aggiunse all’edificio tardogotico esistente uno splendido coro rinascimentale. Nel refettorio a sinistra della chiesa si può ammirare il ‘Cenacolo’ di Leonardo da Vinci.

2 commenti:

Francesca D. ha detto...

Uh, Milano è la mia città, e sono innamorata del castello sforzesco, cerco sempre di passare nella piazza d'armi quando sono in zona^^ Bel post, come sempre! Hai scordato di dire che al suo interno è conservata la Pietà Rondanini di Michelangelo!

cri-val ha detto...

Hai proprio ragione! I castelli fatti costruire dai Visconti e dagli Sforza non hanno nulla da invidiare agli atri castelli presenti in Italia.
Nella zona in cui vivo ci sono ancora le tracce dei muri che fungevano da "linea di confine",tra i due grandi stati: Milano e Venezia...e ovviamente non potevano mancare le grandi costruzioni!!! Il castello di Pagazzano, per esempio,è ancora in perfetto stato, mentre quello di Trezzo, sempre di proprietà viscontea, purtroppo non è in gran forma! Ha perso tutta la parte centrale, però, ha una torre che mozza il fiato! E' altissima! Quando sei lassù ti sembra di toccare il cielo. C'è anche una leggenda legata al pozzo che si trova all'interno della costruzione. Barnabò Visconti, il più cattivo della famiglia, era solito ricoprire il pozzo con una tavola e ci faceva danzare sopra le sue "donne", finché, stufo della loro presenza, decideva di sbarazzarsene buttandole dentro, facendo scattare un meccanismo che faceva aprire la tavola! Da allora si racconta, che se ascolti attentamente, si sente ancora il lamento delle fanciulle! Paura!
Invece,il castello di Malpaga, proprietà dell'altra fazione, cioè di Bartolomeo Colleoni, condottiero veneziano, è il classico castello da favola! Lo chiamano "il castello 'pinto" perché non c'è un solo centimetro che non sia dipinto!!! E' fantastico!

Peccato solo che non tutti hanno la possibilità e la fortuna di vedere e conoscere questi luoghi meravigliosi !!!
Meno male che ci sei tu Ziamame! Almeno se non possiamo vederli con i nostri occhi, ci pensi tu a colmare le nostre ignoranze! Grazie
Ciao
Cri

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