lunedì 21 febbraio 2011

Il Mausoleo di Alicarnasso



Il Mausoleo di Alicarnasso fu il grande monumento sepolcrale di Mausolo, signore della Caria dal 377 al 353 a. C. e contemporaneamente satrapo (o governatore) del re di Persia, del cui impero il suo regno faceva parte. La costruzione era di così vasta mole rispetto agli antichi schemi, così ricca di bassorilievi e sculture, che si cominciò ben presto a considerarla una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico. In epoca romana mausoleo era diventato un termine generico per designare qualsiasi grande edificio sepolcrale e anche oggi ha mantenuto questo significato.
Mausolo era figlio di Ecatomno di Milasa: a un certo momento del suo regno trasferì la capitale da Milasa alla città costiera di Alicarnasso, e prese in moglie la propria sorella Artemisia. Secondo gli antichi autori è ad Artemisia che si deve la costruzione del Mausoleo dedicato al fratello-sposo, ed è per questo che sovente se ne è fatta risalire la datazione al biennio intercorso tra la morte di lui e quella di lei, cioè al 353-351 a. C. Ma è evidente che la tomba aveva proporzioni troppo vaste perché in così poco tempo se ne fosse potuto ideare il progetto e completare la costruzione; è più probabile che ciò sia avvenuto mentre Mausolo era ancora in vita, forse poco dopo che egli rifondò Alicarnasso, nel 370-365 a. C. circa, e che l’esecuzione terminasse intorno al 350 a. C., poco dopo la morte di Artemisia.



 L’antica Alicarnasso è l’odierna Bodrum nella Turchia sudoccidentale. Il suo porto è dominato oggi da un poderoso castello del tempo dei Crociati, edificato dai Cavalieri di San Giovanni di Malta nel XV secolo. Il Mausoleo era situato su uno spiazzo un po’ al di sopra del porto: lì accanto, ora, sorge una moschea.
Gli scavi effettuati negli ultimi anni hanno lasciato il sito del Mausoleo completamente sgombro, tanto che ciò che si presenta agli occhi di un odierno visitatore può lasciare un po’ di sconcerto: la struttura portante del monumento funerario è totalmente scomparsa. Tutto ciò che resta è uno scavo rettangolare nella roccia per le fondamenta, la scala a ponente lungo la quale fu trasportato il corpo di Mausolo per essere seppellito, il tracciato, ricostruito, della cripta funebre, e un ammasso di tamburi delle colonne e di pietre da costruzione di ogni genere.


Virtualmente non rimane dunque più nulla del Mausoleo nella sua collocazione originaria. Le testimonianze che ci provengono da fonti disparate, sono divisibili in tre principali categorie: anzitutto le notizie fornite dagli scrittori antichi, in modo particolare la descrizione che ne fa Plinio il Vecchio; poi le vestigia statuarie o architettoniche incorporate nel castello di San Pietro a Bodrum ad opera degli Ospitalieri, responsabili della demolizione dei resti del monumento; in terzo luogo i reperti delle due più importanti campagne archeologiche condotte sul luogo. La prima fu guidata da Sir Charles Newton tra il 1856 e il 1858, e suo risultato furono i molti frammenti di scultura e di architettura conservati oggi al British Museum di Londra. La seconda è la recente spedizione danese, guidata dal professor Kristian Jeppesen dell’Università di Aarhus tra il 1966 e il 1977, a cui si deve lo sgombero delle macerie e il mantenimento del sito quale esso è oggi.



Di gran lunga la più importante delle relazioni lasciateci dagli antichi scrittori è quella di Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia scritta intorno al 75 d. C., testo ancora fondamentale per qualsiasi ricostruzione, e che perciò viene qui riprodotto:
Scopa ebbe come rivali, nella sua generazione, Briasside, Timoteo e Leocare – vanno nominati assieme perché presero tutti parte insieme a lui ai rilievi del Mausoleo. Il Mausoleo è il sepolcro costruito da Artemisia al marito Mausolo, re di Caria, che morì nel secondo anno della 107ª Olimpiade [351 a. C.]. Si deve soprattutto a questi quattro artisti, se il Mausoleo è fra le sette meraviglie del mondo. I lati a Sud e a Nord hanno una lunghezza di 63 piedi; sulle fronti è più corto; il perimetro completo è di 440 piedi; in altezza arriva a 25 cubiti ed è circondato da 36 colonne; il perimetro colonnato è chiamato pteron. Il versante orientale lo scolpì a rilievo Scopa, quello settentrionale Briasside, il meridionale Timoteo, l’occidentale Leocare. La regina morì prima che lo finissero, ma i quattro non interruppero il lavoro finché non fu compiuto, perché capirono che sarebbe rimasto come monumento alla loro gloria ed al loro talento (ancora oggi si discute a chi dei quattro dare la palma). Ai quattro si aggiunse anche un quinto artista: infatti sullo pteron si innalza una piramide alta quanto la parte più bassa dell’edificio, che ha ventiquattro scalini e si assottiglia progressivamente fino alla punta; in cima ad essa c’è una quadriga di marmo, scolpita da Piti. Se si comprende anche questa, l’insieme del monumento raggiunge l’altezza di 140 piedi. (Plinio, Naturalis historia XXXVI 30 )



Il Mausoleo era di pianta rettangolare, con lati a livello del suolo probabilmente di 120 e 100 piedi, che sommati danno il perimetro di 440 piedi indicato da Plinio. L’altezza era di 140 piedi e risultava da tre elementi principali: un basamento elevato, che Plinio definisce semplicemente «la parte inferiore», di forse 60 piedi d’altezza; sopra questo basamento un colonnato, probabilmente di trentasei colonne disposte a 11 x 9 (cioè undici colonne su ciascuno dei lati lunghi e nove sui lati corti, contando per due le colonne d’angolo). Sopra queste colonne, che dagli scavi risultano essere state di ordine ionico, si stendeva un tetto a forma di piramide con ventiquattro gradini che salivano, riducendosi in larghezza, a una piattaforma sormontata da una quadriga. I 25 cubiti, cioè 37 piedi e mezzo [11,50 metri circa] di cui parla Plinio valgono, a quanto pare, per una parte dell’edificio, e con ogni verosimiglianza si riferiscono all’altezza del colonnato, dalla base della colonna al cornicione. Se così è, allora il resto dell’altezza complessiva apparteneva, forse per 22 piedi e mezzo [c. 7 metri] alla piramide, e 20 [c. 6,50 metri] alla quadriga e al piedestallo su cui questa poggiava.
L’altra considerazione generale è che furono soprattutto la ricchezza e la qualità della decorazione scultorea a conferirgli fama. Plinio fa il nome di quattro celebri scultori greci, a ciascuno dei quali era assegnato un lato dell’edificio: Scopa a levante, Briasside a nord, Timoteo a sud e Leocare a ponente.
 Tra i molti altri brevi cenni reperibili nell’antica letteratura a proposito del Mausoleo, possiamo menzionare quello, citato, di Vitruvio. Scritto un centinaio d’anni prima della descrizione di Plinio, cioè verso il 25-30 a. C., non aggiunge nessun particolare, ma include il nome di Prassitele fra i quattro scultori, relegando Timoteo a un’eventuale alternativa. Si ritiene però in genere che la citazione sia un errore.
Quanto detto ci basti per le fonti antiche. Volgiamo ora la nostra attenzione al castello di Bodrum, che se da una parte è stato la causa della distruzione del Mausoleo, dall’altra ha preservato alcuni fondamentali elementi interpretativi.
Pare che il Mausoleo sia rimasto in piedi discretamente intatto fino al XIII secolo d. C., quando la parte superiore, compresi il tetto e il colonnato, crollarono probabilmente a causa di un terremoto. Tuttavia la distruzione totale non si verificò fino agli ultimi anni del XV secolo. Nel 1494 i Cavalieri di San Giovanni decisero di fortificare il loro castello di Bodrum, costruito nel 1402, e si servirono dei resti del Mausoleo come comoda fonte di pietra già squadrata. Lunghi tratti delle mura del castello sono costruiti con i blocchi di pietra verde vulcanica che avevano costituito il nucleo centrale del Mausoleo, blocchi di circa 90 centimetri di lato e uno spessore di 30 centimetri, con chiare tracce delle grappe che li avevano tenuti uniti. I blocchi di marmo di cui il Mausoleo era rivestito e i bassorilievi o le statue marmoree furono per lo più frantumati e arsi per ricavarne calcina. La recente indagine svolta da Anthony Luttrell dimostra che l’opera di distruzione continuò per ben ventotto anni, fino al 1522, quando ormai quasi ogni blocco era stato tolto dal Mausoleo, fino al livello più basso delle fondamenta, e la cripta sotterranea contenente il sepolcro era stata scoperchiata e saccheggiata.


Un efficace resoconto della demolizione della parte inferiore del Mausoleo e della scoperta, nel 1522, del sepolcro allora ancora inviolato è quello, del 1581, di Claude Guichard. In un punto vi si dice:
I Cavalieri Ospitalieri, conquistata Bodrum, iniziarono la fortificazione del castello. E nel guardarsi attorno in cerca di pietra con cui preparare la calce, né trovandone di più adatta e accessibile se non certi gradini di marmo bianco disposti a mo’ di piattaforma in mezzo a un prato vicino al porto, dove un tempo si trovava l’antico foro, li abbatterono e li portarono via per servirsene a quello scopo. La pietra risultò buona, ed essi consumarono rapidamente quanto affiorava dal suolo, poi procedettero a scavare nella speranza di trovarne altra. Furono molto fortunati, perché si accorsero subito che, quanto più scavava-no, tanto più vasta era la struttura alla base, capace di fornire pietrame non solo per essere arso, ma anche per costruire.
Dopo quattro o cinque giorni, ripulita una vasta area, un pomeriggio videro un’apertura, una specie d’ingresso in una grotta. Vi discesero muniti di torce e vi trovarono una grande camera quadrata circondata da colonne di marmo con tanto di basamenti, capitelli, architravi, fregi e abachi scolpiti in rilievo. Lo spazio tra una colonna e l’altra era rivestito di lastre e fasce di marmo multicolore, ornate di modanature e rilievi intonati al resto dell’opera e inseriti nel fondo bianco del muro, dove pure erano rappresentate in rilievo storie e scene di battaglia. Sulle prime, questi fregi destarono la loro ammirazione, accendendo le fantasie sulla singolarità dell’opera; ma poi finirono con l’abbatterle e farle a pezzi per servirsene per lo stesso scopo a cui era già servito il resto.
Al di là di quella camera trovarono una porticina che li portò in una specie di anticamera, dove era posato un sarcofago con un’urna e un coperchio a doppio spiovente di marmo bianco, bellissimo, di grande splendore. Mancando loro il tempo, non aprirono la tomba, poiché era già suonata la ritirata. Quando vi tornarono il giorno dopo, trovarono la tomba aperta e il terreno tutt’intorno cosparso di frammenti di stoffa d’oro e di lustrini dello stesso metallo, il che fece loro pensare che i pirati, che infestavano la costa, avendo avuto sentore della scoperta, si fossero recati nottetempo sul luogo e avessero asportato il coperchio del sarcofago. C’è da credere che vi abbiano trovato dovizie d’ogni genere.


  
Per quanto strana possa apparire questa storia, essa è stata confermata almeno in parte dai reperti dei recenti scavi di Jeppesen. Nelle vicinanze della cripta furono trovati frammenti del coperchio a doppio spiovente; sembra che si sia trattato effettivamente di un sarcofago di alabastro bianco, mentre i numerosi lustrini d’oro di cui parla Guichard appartenevano con ogni verosimiglianza al sudario funebre. Dal che appare che il sepolcro di Mausolo era molto simile a quello recentemente trovato intatto a Vergina in Macedonia e assegnato a Filippo II il Macedone, morto nel 336 a. C. Le ossa e le ceneri del corpo cremato di Mausolo sarebbero state avvolte in un drappo ricamato d’oro e collocate forse in una teca pure d’oro, a sua volta collocata dentro il sarcofago di alabastro.
Che ci sia stata veramente una stanza così ricca sopra la cripta, quale si trova nella descrizione di Guichard, è molto meno sicuro. Non sono state identificate tracce di quella ricca decorazione; può darsi che i particolari architettonici e la decorazione scolpita, originariamente all’esterno della tomba, siano stati per errore trasferiti all’interno della stanza nel resoconto dei fatti.


                                                        
Benché i Cavalieri Ospitalieri abbiano arrecato enormi danni al Mausoleo, essi non distrussero tutte le pietre scolpite che vi trovarono. Tra il 1505 e il 1507, circa una dozzina delle lastre che formano il fregio della battaglia tra i Greci e le Amazzoni colpirono l’occhio di uno dei loro comandanti e furono inserite per ornamento nelle mura del castello; così si conservarono. Tra queste lastre si trovava un blocco unitario appartenente al secondo fregio, con la battaglia dei Lapiti e dei Centauri. Pure a quel tempo furono inserite nel castello le parti anteriori di quattro statue di leoni eretti e di un leopardo che fugge da un gruppo di cacciatori. Queste sculture vennero portate più tardi al British Museum, i fregi nel 1846, i leoni e il leopardo nel 1857.
Con l’aiuto della descrizione di Alicarnasso fatta da Vitruvio, fra tentativi ed errori, la squadra di Newton riuscì a localizzare il sito del Mausoleo. Superando molte difficoltà, l’archeologo acquistò le dimore turche sorte in quella zona, e il giorno di capodanno del 1857 diede inizio agli scavi. Ma il suo entusiasmo doveva ben presto mutarsi in disappunto, quando si rese conto dell’estensione del disastro perpetrato dai Cavalieri e del saccheggio quasi totale che il Mausoleo aveva subito. Non rimaneva che la traccia rettangolare delle fondamenta segnata sulla pietra tenera, con qualche blocco di basalto del nucleo centrale ancora nel luogo d’origine.


All’intera area Newton diede il nome di Quadrangol0, e annotò desolato in una pubblicazione posteriore:
Tutto il Quadrangolo traboccava di macerie architettoniche e scultoree, in così gran numero che sarebbe stato impossibile specificarne l’esatta posizione sulla mappa, né dati del genere avrebbero avuto valore per quanto riguarda la massima parte dei marmi, che i predatori avevano secondo ogni apparenza fatto rotolare giù per altra via, man mano che asportavano strati successivi di muratura.
Da questa zona relativamente limitata provengono quasi tutte le grandi opere scultoree che si possono ammirare oggi al British Museum: la stupenda parte anteriore e le terga dei cavalli del gruppo della quadriga posta in cima al monumento; le colossali statue, una maschile, l’altra femminile, riproducenti con ogni evidenza le immagini di membri della dinastia regnante ad Alicarnasso, alcune statue di leoni simili a quelle sulle mura del castello, ma meglio conservate; e una bella testa del dio Apollo, l’unica divinità che si sa essere stata rappresentata fra le sculture a tutto tondo del Mausoleo. Nel complesso, soltanto in quest’unico deposito furono rinvenuti sessantasei fra statue o frammenti scultorei, appartenenti ad almeno venti diverse composizioni di vario soggetto e dimensione, ma tutti di grandezza superiore al naturale: un vero e proprio bottino, e la dimostrazione più evidente di quanto doveva essere ricca, a suo tempo, la decorazione scultorea del Mausoleo.

                                            
Inoltre, Newton riportò in Inghilterra quante più pietre poté della struttura architettonica, quelle che oggi sono allineate in un deposito del British Museum. Sono pezzi di vitale testimonianza per una ricostruzione dell’edificio, ancor oggi studiati e in attesa di essere resi noti. Tra questi, vi sono molti gradini del tetto a piramide, ivi compreso un gradino angolare quasi completo. 
La camera mortuaria non occupa un punto centrale nella pianta dell’edificio, ma è spostata piuttosto verso l’angolo nordoccidentale. Può darsi che ciò sia stato fatto con lo scopo di sviare eventuali saccheggiatori di tombe, ma più probabilmente fu collocata in quel punto nel ricordo di una tomba più antica, forse quella di Artemisia I di Alicarnasso, che combatté contro i Greci a Salamina nel 480 a. C. a fianco del re persiano Serse. Mausolo avrebbe così inteso sottolineare un vincolo dinastico che, quanto a sangue, forse non era affatto saldo. Certamente altre tombe importanti esistevano in quel sito prima del Mausoleo, come dimostra la scala vicina all’angolo di sudovest, intagliata nelle fondamenta del Mausoleo.
L’ampia scalinata nella roccia sul lato ovest del Quadrangolo conduce all’ingresso della camera mortuaria, evidentemente destinata alla sepoltura di Mausolo. L’enorme masso di basalto che bloccava l’entrata alla tomba esiste ancora. Davanti a questa pietra, ai piedi della gradinata, c’era un gran mucchio di pietre e si tratta della solida protezione di un deposito di cibo rituale, ammassato presumibilmente subito dopo la discesa nella tomba delle spoglie di Mausolo. Le offerte consistevano in intere carcasse di agnello o in pezzi accuratamente macellati di pecora o di capra, di vitello o di bue, qualche pollo, qualche piccione, un’oca e una notevole quantità di uova. Una tale offerta di cibo per lo spirito del defunto è più affine alle pratiche funerarie del Vicino Oriente anziché a quelle greche.


Importantissime fra le statue che non hanno collocazione tutt’attorno sono le colossali immagini, cosiddette, di Mausolo e Artemisia, le meglio conservate di una cospicua serie che, a quanto pare, avrebbe rappresentato la dinastia regnante di Caria e i suoi antenati. Esse vengono molto ragionevolmente collocate in posizione eminente fra le colonne del peristilio, sebbene, ripetiamo, non esista prova che fossero situate proprio lì, né, qualora lo fossero, che poggiavano su piedistalli o meno.
Le altre statue a tutto tondo appartengono per lo più a gruppi di ornamento laterale, collocate su zoccoli ristretti contro il muro del basamento, come le sculture di un frontone. I soggetti rappresentati comprendono cacce d’animali su scala colossale e scene di offerte e sacrifici di pari dimensione, nonché una battaglia fra Greci e Persiani, con guerrieri a grandezza naturale, alcuni a cavallo. Vi sono inoltre numerose figure semplicemente in piedi, probabilmente ritratti maschili e femminili, di dimensione intermedia (cosiddetta eroica), e collocati qui a livello intermedio tra i due gruppi di figure in movimento. Le sculture del basamento ebbero a soffrire danni gravissimi per mano dei Cavalieri e non ne sono rimasti che frammenti, benché assai numerosi.

                             
A parte i problemi del basamento, molte altre difficoltà rimangono. Chi stava in piedi nella quadriga, e che significato essa aveva al culmine di quella costruzione? Le massicce proporzioni dei cavalli e le grandi ruote del cocchio suggeriscono un’immagine satrapica, un veicolo da cerimonia. Doveva esserci anche un occupante e, se così era, questi doveva rappresentare in un modo o nell’altro Mausolo. Ma l’immagine che si offriva di Mausolo era quella di un uomo o di un dio? o veniva deliberatamente lasciata nell’ambiguità? Non esiste testimonianza storica che Mausolo si considerasse un dio, ma, una posizione così elevata per il gruppo della quadriga, nello spirito greco, avrebbe certamente implicato il concetto di deificazione. E i leoni del tetto erano disposti a coppie o si fronteggiavano in fila l’uno con l’altro?
E che dire dell’interno dell’edificio? Le tracce sono di nuovo scarsissime, ma a giudicare dalla quantità di pietra vulcanica verde, riutilizzata nel nucleo interno del castello, doveva essere in gran parte pieno. Jeppesen ha avanzato l’idea che ci fossero due stanze interne con soffitto a modiglioni, come in alcune piramidi d’Egitto; e una sopra la camera mortuaria, una al posto della convenzionale «cella» greca, dietro il peristilio. Esisteva poi una via d’accesso all’interno della struttura? Sarebbe strana la sua assenza, se non altro per motivi di manutenzione; ma ecco che ancora una volta non sappiamo nulla.
Che cosa dobbiamo dunque pensare di questa bizzarra costruzione, tanto costosa e in apparenza inutile? Fu semplicemente il prodotto accidentale della ambizione megalomane di Mausolo (o di Artemisia), oppure era la personificazione di un simbolismo più sottile? Non c’è dubbio che la ragione essenziale della sua creazione sia stata quella di sepolcro per un fondatore, e di celebrazione di Mausolo come fondatore, o più precisamente, rifondatore di Alicarnasso. L’edificio non aveva lo scopo di essere un sepolcro dinastico e di ricevere tutte le spoglie mortali della casa regnante di Caria, né c’è ragione di supporre che vi sia mai stato seppellito qualcun altro all’infuori di Mausolo. Ma la mole e l’opulenza del monumento e dei suoi ornamenti suggeriscono altri motivi.


Si può sostenere che la bizzarra formula architettonica risulti dal tentativo di unire tratti tipici di tre civiltà diverse: la licia, la greca e l’egizia. L’alto basamento rettangolare è caratteristico dell’architettura sepolcrale della Licia, di cui si conserva il ben noto esempio del monumento delle Nereidi a Xantos, ora parzialmente ricostruito nel British Museum. Sopra questo sta il peristilio greco-ionico di tipo efesino, con plinti e zoccoli elaborati che sostengono snelle colonne scanalate, capitelli dalle eleganti volute e una trabeazione relativamente bassa, arricchita di dentelli e modanature. L’ingegnoso tetto gradinato o piramidale è probabilmente un tocco egizianeggiante, anche se si preferirebbe vederlo soltanto come un alto e adorno basamento per il gruppo della quadriga. La rifinitura complessiva di questa ibrida struttura con opere architettoniche e statuarie in stile greco, prodotte dai massimi artisti greci dell’epoca, testimonia la predilezione di Mausolo per quella cultura; ma nel suo complesso il monumento potrebbe essere visto come un’affermazione di supremazia della Caria sopra tutte le civiltà che vi contribuirono. È dunque probabile che scopo del Mausoleo fosse quello di simboleggiare la fusione delle civiltà elleniche e non elleniche, fusione che, nelle speranze di Mausolo e Artemisia, sarebbe risultata dalla fondazione di un impero cario, con Alicarnasso capitale. Speranze che non si realizzarono allora, ma a distanza di una generazione Alessandro il Macedone seppe concretare quello che molto probabilmente fu il sogno di Mausolo.




Testo di Geoffrey B. Waywell

4 commenti:

Federica ha detto...

Una delle sette meraviglie del mondo antico, doveva essere splendido.
Bella anche la storia del Cremlino, ma come fai a scrivere tutti questi articoli così ben fatti? Complimenti, io sto mettendo giù il "nostro" castello con gran fatica... a proposito chiedo nuovamente venia per il ritardo.
Baci a presto
Federica

Geillis ha detto...

C'è stata mia zia questa estate, ha trovato tutto splendido, il posto, il mare, l'accoglienza...stavamo meditando di andarci anche noi, la prossima estate, e il tuo post mi invoglia ancora di più!

McGlen ha detto...

Bellissimo post e bellissimi posti! Passami il terribile gioco di parole ;)

TuristadiMestiere ha detto...

quante cose ci sarebbero da sapere (innanzitutto) e da vedere ad aver tempo!!! P.S. e pure i soldi! :)

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