mercoledì 22 dicembre 2010

Heidelberg – Il fascino delle rovine


I francesi, entrati nel Palatino come alleati, si comportavano come i peggiori degli invasori: diedero il via a un sistematico programma di distruzione. Il castello di Heidelberg, messo a ferro e fuoco nel 1689 e nel 1693, ispirò con le sue rovine, all’inizio dell’Ottocento, pittori e poeti del Romanticismo.


DA FORTIFICAZIONE GOTICA A CASTELLO RINASCIMENTALE – La parte più antica del castello è il cosiddetto palazzo di Roberto, il “Ruperechtsbau”, fatto innalzare a partire dal Quattrocento nell’antica area fortificata dal principe elettore palatino e re tedesco Roberto I. all’inizio del Cinquecento vennero potenziate le strutture difensive, e si avviarono gli ampliamenti e le nuove costruzioni volute dai principi elettori: i palazzi  di Ottone Enrico – lo “Ottheinrichsbau” – e di Federico IV – il “Fiedrichsbau” – diedero al complesso le definitive forme rinascimentali.


RASA AL SUOLO – All’epoca del principe elettore Federico V risale il Palazzo inglese (“Englischer Bau”). In quel periodo venne sistemato anche lo splendido giardino terrazzato all’italiana (“Hortus Palatinus”), da molti considerato un vero capolavoro del genere. Nel 1618 i nobili boemi di fede protestante, ribellatisi agli Asburgo, scelsero come proprio re Federico V, che assieme al suo castello divenne un obiettivo degli attacchi imperiali nella guerra dei Trent’Anni. Quattro anni dopo, infatti, Heidelberg fu occupata e rasa a suolo, e i giardini del castello completamente devastati. Tre quatri della popolazione perse la vita: l’intero territorio fu sconvolto come se fosse passato il terremoto.


LA GUERRA DEL PALATINO – Città e castello si erano appena ripresi quando dovettero subire un’altra catastrofe. Nel 1671 Lisa Carlotta del Palatino dovette sposare, a malincuore, Filippo di Orléans, fratello del re di Francia Luigi XIV. Nel 1685 il principe elettore Carlo Ludovico II, fratello di Lisa Carlotta, morì senza lasciare figli. Luigi XIV fece valere la sua parentela per rivendicare la signoria sul Palatino, sebbene Lisa Carlotta, negli accordi di matrimonio, avesse esplicitamente rinunciato a qualsiasi pretesa ereditaria. Il conflitto che ne derivò, noto come la guerra di successione palatina, fu causa di spaventose devastazioni in tutta la regione. Alla fine, con la pace di Rijswijk del 1697, la Francia fu costretta ad abbandonare i territori alla destra del Reno, rinunciando alla Lorena e al Palatino. Heidelberg e il suo castello avevano però pagato la guerra con pesanti distruzioni. I principi elettori non restaurarono l’edificio, che rimase allo stato di suggestiva rovina.


Un secolo più tardi il castello divenne un simbolo del movimento romantico. Il poeta Joseph von Eichendorff nel 1807 espresse la sua ammirazione per quele rovine, “certamente le più grandi e belle della Germania”. Attorno al pittore Carl Rottmann nacque una scuola figurativa che ha lasciato immagini trasognate del castello e del paesaggio circostante.







NASCITA E RINASCITA
-         1400: nell’antica fortificazione viene eretto il palazzo di Roberto
-         1530: costruzione del palazzo delle Donne (Frauenzimmerbau)
-         1531 – 41: sorge la torre del Portale (Torturm), unico edificio scampato alle distruzioni
-         1533: costruzione del torrione principale (Dicker Turm)
-         1546: sistemazione della sala degli Specchi
-         1556 – 66: viene innalzato il palazzo di Ottone Enrico
-         1582 – 92: costruzione di un apposito edificio per ospitare la “Grande Botte”
-         1601 – 07: l’architetto J. Schoch realizza il palazzo di Federico
-         1614 – 19: sistemazione del giardino a terrazze (Hortus Palatinus), a cura di Salomon de Caus
-         1615: sorge lo “Stùckgarten”, giardino dei cannoni.


LA GRANDE BOTTE DI HEIDELBERG – Nel 1591 fu collocata una botte gigantesca (Grosses Fass), in cui i viticoltori locali dovevano versare, a pagamento delle imposte, una parte del vino prodotto. Secondo la tradizione la custodia era affidata al buffone di corte, un altoatesino di bassa statura noto come Klemens Perkeo. Questo strano cognome si spiegherebbe con la sua scherzosa risposta  in lingua italiana (“perche no?”) all’offerta di un bicchiere di vino, che non rifiutava mai (tanto che le malelingue asseriscono sia morto dopo aver bevuto per errore un po’ d’acqua). La botte attuale fu costruita nel 1751 per conto del principe elettore Carlo Teodoro, quando già il castello era in rovina.


LA “ROCCA FATALE” – Le rovine di Heidelberg ispirano  decine di artisti in epoca romantica; ciò grazie anche alla passione patriottica, che faceva della costruzione diroccata la metafora della nazione tedesca divisa e decaduta.
Il palazzo di Ottone Enrico, Ottheinrichsbau, eretto dal 1556 per volere del principe elettore che poi gli diede il nome, è il più importante edificio del primo Rinascimento tedesco.
Sulla facciata del Freidrichsbau, il palazzo di Federico (1607) sono riprodotti tutti i principi palatini che hanno governato Heidelberg (originali all’interno).
Tra i palazzi di Ottone Enrico e di Federico si stende il “Glasserner Saalbau”, il palazzo della sala degli Specchi (1546), un vasto salone delle feste ornato da specchi e grande vetrate.
La Diker Turm, la torre, dove si trovava anche la prigione del castello, porta il significativo nome di Turm Seltenleer (“torre mai vuota”). La visita giudata tocca le sale interne ancora intatte o comunque ben conservate, tra cui l’appartamento dei principi nel palazzo di Fedrico e la cappella gotica.
Un’altra torre del castello ospita il Deutsches Apotheken-Museum, Museo della Farmacia, con arredi originali del Seicento e con la cosiddetta cucina della Strega.



Il poeta Friedrich Holderlin (1770 – 1843), alla vista delle rovine, non seppe trattenere l’emozione:
“Maestosa nella valle, gigantesca,
sprofondava la rocca fatale
lacerata dalle tempeste.
Ma su quel titano senescente
Il sole eterno versava la luce
Che dà giovinezza”.


Vi invito di leggere un bellissimo racconto dove si parla di Heidelberg, del Palatinato, e dove si racconta della storia d’amore di Elisabetta e Federico V, della morte di un principe, di un regno simile al paradiso e della crudeltà dei fanatici religiosi: gabriele laporta

3 commenti:

TuristadiMestiere ha detto...

quando sento di monumenti rasi al suolo dalla follia umana o dall'incuria, mi viene lo sconforto...molto bello questo approfondimento, brava brava!

Anonimo ha detto...

hi, new to the site, thanks.

Maristella ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
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