domenica 27 marzo 2011

Atene – dove la norma fu la perfezione


Sebbene, l’Atene più nota sia quella di Pericle del V secolo a.C., il centro urbano nasce in epoca micenea. I resti della cittadella sono ubicati proprio nel cuore dell’Atene classica, l’Acropoli, e il palazzo miceneo (1300 – 1200 a.C.) occupa l’area compresa fra i futuri Eretteo e Partendone.



Il sito viene scelto per la difficile accessibilità, rafforzata dall’edificazione, verso la metà del XIII secolo a.C., di un possente muro di cinta (Pelasgikon). Il luogo è legato fin dalle origini al culto della dea poliate (“protettrice della polis”) Atena, in onore della quale è eretto un santuario che subisce trasformazioni e spostamenti, fino al definitivo impianto del Partendone.



Sono documentati tre edifici: il tempio arcaico di Atena, costruito sotto i Pisistratidi (529 – 520 a.C. circa), con 6 colonne sui lati brevi e 12 sui lunghi, distrutto nell’incendio delle guerre persiane del 480 – 479 a.C.; segue l’antenato del Partendone, l’Hekatompedon, in calcare tenero e con apparato decorativo in marmo (dedicato nel 566 a.C., nel 488 verrà abbattuto per far posto al Fruh – Parthenon, distrutto nell’incendio del 480 – 479 a.C.).



Da ultimo viene il Partendone, periptero con le colonne portate a 8 sui lati corti e a 17 sui lati larghi; edificio innovativo, in cui convivono ordine dorico e ionico. Il tempio giunge a compimento fra il 447 e il 438 a.C. su progetto di Ictino e Callicrate, mentre la decorazione viene completata nel 432.



L’impianto generale risente del genio di Fidia, supervisore a tutto il progetto. Nella decorazione si intrecciano due temi: uno panatenaico, che si sviluppa sul fregio ionico e sui frontoni, e uno è più generico, la lotta fra barbarie e civiltà (con richiamo alla vittoria sui Persiani) illustrata nelle 92 metope con scene di Gigantomachia, Amazzonomachia, Centauromachia ed episodi della caduta di Troia. Nel fregio della cella sono invece raffigurati il corteo solenne e le gare celebrati ogni quattro anni in occasione delle Grandi Panatenee. La presenza degli dèi dell’Olimpo e degli eroi eponimi unisce realismo e devozione religiosa nella celebrazione del programma ideologico pericleo.



È tuttavia nei frontoni che si celebra la grandezza di Atene: a est con la nascita di Atena dal capo di Zeus, a ovest con la vittoria della dea su Poseidone per il possesso dell’Attica. La policromia dell’impianto attraeva i pellegrini che ascendevano all’Acropoli, così come la lancia dorata della statua dell’”Atena Promachos” serviva da guida ai naviganti. Delle tre statue dedicate alla dea, la “Promachos” appunto, la “Lemnia” e la “Parthenos”, era indubbiamente quest’ultima, custodita nella cella del Partendone, a costituire la maggiore attratività: opera di Fidia, questo colosso di dieci metri era realizzato in oro e avorio su anima lignea. Gli ingenti costi sostenuti per il progetto furono causa di polemiche e dell’allontanamento di Fidia dalla città, nonché di un processo intentato a Pericle che aveva commissionato l’opera.



I motivi che ornano lo scudo, i sandali e il basamento riprendono la tematica già proposta nelle metope e ribadiscono la supremazia della civiltà sulla barbarie.
Tra il 437 e il 432 a.C. anche l’ingresso all’Acropoli, i Propilei dell’architetto Mnesicle, viene monumentalizzato secondo i dettami della scuola partenonica. Nel progetto il grandioso portale si articola in due avancorpi laterali, ma solo quello a nord viene realizzato (pinacoteca); sul lato sud invece, di fronte all’ingresso, viene eretto un tempietto ionico ad ambiente unico dedicato ad Atena Nike: sulla balaustra in marmo è raffigurata una serie di nikai (vittorie alate), opera dello scultore Callimaco databile al 410 a.C.



Sull’area del primo tempio di Atena, che accoglieva i culti più antichi, fu invece edificato l’Eretteo, dedicato ad Atena Polis e Poseidone. La pianta asimmetrica, dovuta alla presenza della celebre loggia delle Cariatidi, che insiste sul luogo in cui era la tomba del mitico re Cecrope, ne fa un monumento atipico rispetto agli scemi classici.


Destinazione diversa ha invece l’odeion di Pericle, edificio quadrangolare con tetto amicato a imitazione della tenda persiana, sorto nel 445 a.C. alle pendici sud – orientali dell’Acropoli per ospitare gare musicali e teatrali. Anche il teatro di Dioniso, voluto da Licurgo, è rivisitato secondo i dettami periclei.



Nel corso del IV secolo a.C. l’impianto dell’Acropoli non subisce modifiche rispetto al secolo precedente, mentre bisogna attendere sino all’età ellenistica per la dedica del donario di Attalo (159 – 138 a.C.).



Altra area pubblica sottoposta a ripetuti interventi di ristrutturazione è l’agora, spazio destinato ad asemblee religiose, giudiziarie o politiche. L’impianto originario viene ricavato su una spianata alle pendici della collina del Kolonos Agoraios, zona in precedenza a destinazione funeraria. Vi confluiscono varie strade e in particolare quella che conduce all’Acropoli e su cui si snoda la processione panatenaica. I monumenti più antichi sono noti dal confronto tra le fonti letterarie (“Periegsis” di Pausania) e i dati degli scavi condotti negli anni ’30. la dislocazione dei monumenti non segue un ordine coerente, e solo dalla metà del VI secolo a.C. si riconosce una struttura più organica. La sistemazione urbanistica è completata nel V secolo a.C. con una serie di portici (lati sud e nord) e la stoà di Zeus (lato ovest), la cui funzione è quella di creare una delimitazione che generi unità fra edifici semplicemente giustapposti.



Lo stile dei colonnati è quello partenonico (ordine dorico all’esterno e ionico all’interno). Di età arcaica sono il primo impianto del bouleuterion (sala del consiglio), due altri piccoli santuari dedicati ad Apollo (e forse a Zeus) e la prima delle stoai, la stoà Basileos, sede dell’arconte – re, in cui è custodita l’antica legislazione. Sotto i Pisistratidi nell’agora verranno aggiunti una fontana pubblica (Enneakrounos) e, nel 522 – 21, l’altare dei Dodici Dèi, distrutto dai Persiani e poi ricostruito.



Dopo il 479 l’agora subisce una massiccia monumentalizzazione: al 460 risalgono la tholos, edificio circolare residenza dei Pritani, e la stoà Poikile, celebre per le pitture che la adornavano con soggetti storici o mitici, opera di artisti quali Micone e Polignoto. Allo scultore Alcamene si devono invece le statue in bronzo di Atena ed Efesto collocate nell’Ephaisteion, grandioso tempio iniziato nel 449 a.C. Sorge anche un nuovo bouleuterion, alle spalle di quello antico trasformato in archivio e tempio della dea madre (Metroon). Altri interventi di V secolo comportano l’aggiunta di nuove stoai a chiusura dello spazio pubblico della piazza, e l’inserimento di numerose statue onorarie, tra cui il gruppo dei Tirannicidi di Kiritios e Nesiotes.



L’assetto dell’agora resta invariato per tutto il IV secolo; unica eccezione è una nuova fontana, volta a sopperire all’aumento fabbisogno idrico della città. Alla liberalità del sovrano pergameno Attalo II si deve invece la costruzione, nel II secolo a.C., della celebre stoà oggi sede del Museo dell’Agora. L’edificio, disposto su due piani, presenta un ampio porticato prospiciente la piazza, con un doppio ordine di colonne sulla scia della tradizione partenonica.



La fase romana di Atene si inaugura con la presa della città da parte di Silla nell’86 a.C. L’agora subisce in quella sede danni ragguardevoli: numerosi edifici vengono abbattuti, molte statue distrutte o depredate. La ripresa edilizia inizia nella seconda metà del I secolo a.C., con la costruzione della torre dei Venti, edificio ottagonale che ospitava un orologio ad acqua (orologio di Andronico). La fortuna di Atene si deve, tuttavia, a ciò che essa rappresenta per l’aristocrazia di Roma in quanto centro di cultura; questo “senso di rispetto” porta Augusto a finanziare la ricostruzione della città, pur nell’ottica di affermare il nuovo regime imperiale. I primi interventi di età augustea interessano l’Acropoli: dopo il 27 a.C. viene edificato, su un grande basamento antistante la facciata orientale del Partendone, il tempio circolare di Roma e Augusto.



Assecondando la scelta programmatica augustea di adottare un preciso linguaggio artistico, quello dell’Atene di V e IV secolo a.C., il suo apparato decorativo imita quello dell’Eretteo. La vivace propaganda imperiale giustifica poi la destinazione di questo come di altri edifici al culto dinastico, non di rado congiunto a quello tradizionale delle divinità olimpiche. Anche l’agora è oggetto di considerevoli interventi: fra l’11 e il 9 a.C. viene portato a compimento il grande quadriportico in marmo (agora romana) già progettato da Cesare. Si tratta di un complesso commerciale a tre ingressi in cui trovarono collocazione numerose botteghe. Il ricco apparato statuario connesso era funzionale al culto della casa imperiale. Ma l’edificio più innovativo, innalzato nel settore centrale dell’antica agora è l’odeon di Agrippa (15 a.C.), teatro coperto dalla struttura rettangolare a due ordini sovrapposti, i cui rivestimenti marmorei interni colpiscono per la ricca policromia. L’edificio unisce il gusto neoattico per la decorazione al modello italico – ellenistico dell’assialità e dell’uso della policromia. L’odeon è pertanto una dichiarata “intrusione” in Atene, volta a ribadire che l’architettura pubblica è esclusiva prerogativa di Roma.



Nel I secolo d.C. si ha un periodo di stasi edilizia. Solo pochi interventi sono ascrivibili ai principati di Claudio e Nerone, mentre i primi segnali di ripresa si datano all’età traianea. Quest’epoca è contrassegnata da due importanti edificio: la biblioteca di Pantanios (dal nome del dedicante), costruita nel 100 d.C. e costituita da un portico di 70 metri con botteghe, e il monumento di Filopappo: datato tra il 114 e il 116 d.C., esso ha destinazione funeraria e celebrativa e presenta un significato apparato decorativo.



L’età adrianea – antonina si accompagna a un forte impulso dell’attività costruitiva. Sotto Antonino Pio il teatro di Dioniso viene rinnovato in base ai dettami dell’edilizia romana e, dopo il 164 d.C., Erode Attico edifica alle pendici meridionali dell’Acropoli un odeon, con capienza fino a 5000 spettatori. Adriano investe poi ingenti risorse economiche nella pianificazione di una nuova città a oriente di quella greca. Nel 132 d.C. è portato a compimento il tempio di Zeus Olimpio, santuario in cui il culto del dio è associato a quello imperiale, in conseguenza dell’identificazione tra Zeus e Adriano. L’accesso al tempio è segnato da un arco monumentale con composizione architettonica a due ordini sovrapposti. Si deve invece a Erode Attico il finanziamento di uno stadio sulla sponda sinistra dell’Ilisso e di un ponte che raccordava questo nuovo quartiere all’antico complesso urbano. Il progetto adrianeo più imponente è, tuttavia, la biblioteca, a nord dell’agora romana, i cui modelli di riferimento vengono da Roma: il Templuem Pacis e il Foro Transitorio. Essa consiste di un grande quadriportico scandito (a nord e sud) da esedre rettangolari e semicircolari; dietro al portico orientale si trova la biblioteca vera e propria, con sale di lettura laterali.



Nell’agora tradizionale viene costruito un ninfeo semicircolare, nonché un altro imponente edificio, la basilica giudiziaria. Si comprende così come l’intento dell’imperatore fosse di conferire alla città una veste urbana monumentale “romanizzata”, degna dei più importanti centri dell’impero.
Con l’invasione degli Eruli nel 267 d.C. Atene è sottoposta a un duro colpo da cui non si risolleverà più. Ripresa l’originaria funzione difensiva l’Acropoli subisce gravi danneggiamenti, in particolar modo durante il periodo di dominazione turca, quando il Partendone viene tramutato in polveriera. L’invasione slava del 582 – 583 segna la fine della città antica.


1 commento:

cri-val ha detto...

Atene è proprio fantastica! E' una delle città che vorrei visitare, spero tanto di riuscirci!!!
Intanto mi godo queste foto :)))
Ciao e buona domenica
Cri

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