venerdì 11 marzo 2011

Palazzo Ducale di Urbino – Dopo la guerra, le arti della pace


Dopo un lungo e periglioso periodo di vita militare, il duca Federico da Montefeltro dedicò immensa energia ad abbellire la capitale del suo piccolo stato, Urbino, per trasformarla in una moderna signoria guidata dai principi della ragione e dell’Umanesimo. Divenne così un polo centrale dell’arte rinascimentale.




UN GENERALE COME MENCENATE – Federico da Montefeltro aveva raggiunto fama, ricchezza e onori come condottiero al servizio di numerosi comuni e stati italiani. Nel 1468 intraprese una grande opera civile che prevedeva l’erezione di un palazzo. Questo doveva tradurre in pratica le idee della nuova corrente artistica e intellettuale che si stava diffondendo in Italia, il Rinascimento: chiare simmetrie, razionale divisione degli spazi, dipinti capaci di rappresentare il mondo secondo una corretta prospettiva, in un contesto formale di richiamo all’antichità classica e una filosofia centrata sull’uomo.



FUCINA DI ARTISTI – Federico chiamò alla sua corte alcuni tra i maggiori artisti del Quattrocento, il progetto del palazzo si deve verosimilmente al dalmata Luciano Laurana, ma vi lavoravano anche altri artisti come Francesco di Giorgio Martini e Donato Bramante, che qui fece le sue prime “prove” come progettista. In varie riprese, collaborarono anche Leon Battista Alberti e Pisanello, Melozzo da Forli e Paolo Uccello, Botticelli, Domenico Rosselli, Desiderio da Rosignano, nonché Giovanni Santi, padre di Raffaello, che, nato a Urbino, poté assistere da bambino e poi da adolescente alla sistemazione interna dell’edificio.



Pietro della Francesca arricchì l’edificio con i suoi dipinti. La Flagellazione di Cristo, fonte d’ispirazione per tutto il Rinascimento, è oggi tra i capolavori della Galleria nazionale delle Marche, ospitata in vari ambienti del palazzo dallo straordinario interesse architettonico e decorativo.



Per citarne solo alcuni, si ricordano la sala del Trono, la sala delle Veglie,



lo studiolo del Duca



e la cappella del Perdono.



LA VISIONE DI UN MONDO IDEALE – La Galleria custodisce molti altri dipinti del periodo rinascimentale. Tra questi spicca la celebre rappresentazione prospettica della Città ideale, probabilmente ispirata, se non realizzata, dagli architetti che lavoravano a palazzo, come Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini. In un piccolo spazio, densissimo di significati, sono rappresentati i principi dell’architettura rinascimentale.


I TORRICINI – Il Palazzo Ducale di Urbino è forse l’esempio più tipico e affascinante di palazzo rinascimentale, quello dove la nuova corrente artistica si esprime con maggiore libertà e inventiva. Eppure il suo simbolo distintivo sono due elementi derivati dall’architettura medievale: i due slaciati “torricini” scalari cuspidati, che gli conferiscono un aspetto unico e fiabesco e, insieme alla loggia centrale ad archi pensili, costituiscono la vera “facciata” dell’edificio. Si tratta di un motivo singolarissimo, più volte copiato negli anni seguenti.


LA SALA DELLE VEGLIE – Nel Palazzo Ducale è conservato un dipinto di Pietro Berruguete che ritrae un Federico da Montefeltro, rivestito dall’armatura, intento a leggere un libro in compagnia del figlio Guidobaldo.


 L’intento simbolico era quello di mostrare come il vecchio combattente (il cui volto è opportunamente ripreso dal lato sinistro, essendo quello destro sfigurato da una ferita di guerra) si dedicasse ora alle atri pacifiche e alle scienze. La corte di Federico accolse non solo artisti ma anche pensatori. E dopo la sua morte il figlio Guidobaldo e la moglie di questi, la coltissima Elisabetta di Gonzaga, donna assai emancipata, proseguirono la consuetudine di riunire intorno a sé artisti e scienziati per discutere i maggiori problemi del tempo. Questi consessi ispirarono a Baldassarre Castiglione (1478 – 1529) un libro che fece epoca, Il Cortegiano: il vero “breviario” del nuovo uomo di corte, colto, educato, raffinato, “ornamento” del suo signore. Castiglione era amico di Raffaello, che ne lasciò un celebre ritratto. Nella sua opera egli descrive in forma dialogica quattro riunioni notturne nel palazzo di Elisabetta Gonzaga, durante le quali si traccia un modello dell’ideale gentiluomo di corte secondo i valori e i principi umanistici del Rinascimento. Il locale in cui l’autore colloca gli incontri viene perciò chiamato oggi, allusivamente, sala delle Veglie.



UN COMPENDIO DEL RINASCIMENTO – Il Palazzo Ducale è una perfetta testimonianza di architettura del Rinascimento, che al castello fortificato preferisce il palazzo armonioso, coniugando funzionalità ed esattezza geometrica con la leggerezza artistica.



Il cortile d’Onore, al centro del palazzo,è quasi un programma artistico del cortile rinascimentale ideale.
Nelle cantine si possono ammirare ambienti di servizio non meno interessanti delle sale di rappresentanza: scuderie, cucine e bagni, stalle, oltre a una ghiacciaia che, grazie all’accumulo di neve e ghiaccio, consentiva di conservare i cibi fino alla tarda primavera.
Lo studiolo del Duca è ornato da tarsie che evidenziano la predilezione e l’abilità rinascimentale per la rappresentanza prospettica.


3 commenti:

Irene ha detto...

Questo post è stato davvero interessantissimo...come tutti i tuoi del resto!!! Passa da me...c'è un pensierino per te. A presto

cuori e perline ha detto...

abito abbastanza vicino ad Urbino e lo abbiamo in programma da visitare, mi sono letta tutto il tuo post: molto interessante!
Annamaria

lauraincucina ha detto...

Io sono originaria della magnifica Urbino ,complimenti per l'esaustivo articolo ,splendide immagini .Saluti laura

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