Visualizzazione post con etichetta Barocco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Barocco. Mostra tutti i post

venerdì 3 febbraio 2012

Palazzo Borromeo – Un dono d’amore sull’Isola Bella


Quando Carlo III Borromeo eresse il sontuoso palazzo su uno scoglio roccioso del Lago Maggiore, dedicò l’opera alla moglie Isabella d’Adda. In suo onore cambiò anche il nome all’Isola Inferiore, che ribattezzò “Isabella”: il termine poi con il tempo venne deformato in Isola Bella.


LE ISOLE BORROMEE – Nel Quattrocento una pericolosa insidia per il ducato di Milano proveniva dagli svizzeri, che minacciavano i confini settentrionali dello stato. Per opporsi alle loro mire i duchi milanesi affidarono gran parte del Lago Maggiore e delle terre circostanti a una famiglia milanese, i Borromeo, che arrivarono quasi a costituire uno Stato nello Stato, con rango principesco.


Al centro dei loro domini stava un piccolo arcipelago di tre isolette, di cui i Borromeo acquisirono la proprietà. E proprio su una di queste isolette, all’epoca occupata solo da un villaggio di pescatori, nel 1632 Carlo II iniziò la costruzione, dedicata alla moglie Isabella, di un grande palazzo con annesso giardino all’italiana. Alla sua morte i lavori furono proseguiti dal figlio minore, Vitaliano. In vent’anni di tenace lavoro, che gli guadagnarono il soprannome di “creatore dell’Isola Bella”, egli realizzò la maggior parte dello straordinario complesso artistico attuale.


UNA NAVE INCANTATA – Il fantastico giardino all’italiana che accompagna il palazzo, con le sue terrazze digradanti, è stato più volte paragonato alla popa di una gigantesca nave incantata, ancorata tra le onde del lago. Suggestivo a vedersi già da lontano, dislocato su un dislivello di 30 m grazie a dieci terrazze, è arricchito da fagiani e pavoni che si aggirano tra le palme, da frutti mediterranei, oleandri, magnolie, carrubi. Il superbo panorama, la vegetazione lussureggiante, le sculture barocche, le vasche e le fontane ne rendono indimenticabile la visita. Per lo svago dei felici occupanti, è stato previsto persino un delizioso teatrino scenografico all’aperto.


Anche l’interno del palazzo, esemplare testimonianza del barocco lombardo (e della ricchezza della famiglia Borromeo), gode di fama meritata per la raffinatezza e l’inventiva delle sale, in cui passarono nei secoli i grandi di tutta Europa. Tra le sue mura pernottò anche, durante la campagna d’Italia del 1797, il futuro imperatore Napoleone, lanciato alla conquista del continente.


LE ANCELLE DELLA REGINA – L’Isola Bella, con il suo palazzo e i suoi giardini, è senza dubbio la “regina” delle isole Borromee. Ma non meno interessanti sono le altre due. La vicina Isola dei Pescatori consiste sostanzialmente di un pittoresco villaggio, attraversato da stradine sulle quali si affacciano negozietti e ristoranti, oggi invasi dai turisti.


L’Isola Madre, la terza dell’arcipelago, più discosta delle altre due, si caratterizza invece per le sue preziosità botaniche, la sua notevole ricchezza floreale. Il palazzo che vi sorge è molto meno sontuoso e magniloquente di quello dell’Isola Bella, ma tanto più raccolto e riposante.


SAN CARLO BORROMEO – San Carlo, l’esponente più celebre della famiglia Borromeo (1538 – 1584), nacque ad Arona sulla riva sudoccidentale del lago, in quella che era la piazzaforte di famiglia. La sua città lo ha onorato con un enorme statua di rame e bronzo di 25 m sostenuta da un basamento di 12. all’interno una scala a chiocciola consente di salire in cima e di ammirare il paesaggio attraverso gli occhi aperti del santo. Carlo, arcivescovo di Milano, risiedete a Roma fino alla morte di papa Pio IV, suo zio: qui fu nominato cardinale e quindi presidente della consulta, equivalente alla carica di segretario di Stato. A lui si deve in gran parte la riapertura del Concilio di Trento, alle cui sessioni conclusive partecipò e dei cui dettami fu sempre uno scrupoloso esecutore. Pose particolare cura nell’organizzazione e istruzione ecclesiale, nell’educazione religiosa dei fedeli e in un programma religioso che abbracciasse tutti gli aspetti della vita. Nel 1610 fu elevato agli onori degli altari e la sua figura è diventata modello “canonico” dal vescovo controriformato.



TRIONFO DEL BAROCCO – Con il suo elegante aspetto barocco il palazzo testimonia la ricchezza e l’importanza dei Borromeo.


Il palazzo conserva pregevolissimi dipinti nella pinacoteca. Diversi quadri provengono dalle botteghe pittoriche lombarde del XVI e XVII secolo: ma vi sono tele di Tiepolo, Luca Giordano, Annibale Carracci, Cerano, cosi come sculture dell’Amadeo e del Bambagia.



La sala degli Arazzi è tappezzata con arazzi originali fiamminghi del Seicento: nello stesso periodo i conti Borromeo iniziarono una vasta e oggi pregevolissima collezione di armi.


La sala delle Feste e la sala della Musica e da Ballo presentano un fastoso arredamento; non manca naturalmente un salone degli Specchi.


È visitabile la stanza in cui dormì nel 1797 Napoleone Bonaparte.

Una particolare attrattiva è costituita dalle sei sale sotterranee, le grotte, ornate di conchiglie e altri molluschi, che nelle calde giornate estive offrivano un piacevole refrigerio.

venerdì 14 ottobre 2011

La Residenza di Wurzburg


La Residenza di Wurzburg può essere definita come un castello europeo più che tedesco. Probabilmente si tratta del progetto più ambizioso del XVIII secolo, a cui lavorarono molti dei maggiori architetti europei dell’epoca. Il risultato è una sintesi perfetta del Barocco continentale.

Sin dal 1250 i principi vescovi di Wurzburg vissero a Feste Marienberg. Solo durante il XVIII secolo decisero di costruire un palazzo in città, che non solo sarebbe stato più facilmente accessibile, ma avrebbe altresì rappresentato un imponente monumento alla gloria della casata degli Schònborn e alla loro lealtà all’Imperatore.
 Nel 1720 il principe vescovo Johann Philipp von Schònborn pose la prima pietra della Residenza di Wurzburg. Celebri architetti vennero chiamati da tutta Europa e furono coinvolti progettisti del calibro di Johann Lukas von Hildebrandt, già autore del Belvedere di Vienna, Robert de Cotte e Germain Boffrand di Parigi, Johann Wolfgang von der Auvera e Antonio Bossi ricevettero l’incarico per le sculture, gli intagli e le decorazioni interne in stucco, mentre al celebre artista veneziano Tiepolo si devono gli affreschi dello scalone della Sala Imperiale.

Una simile genesi spiega agevolmente le influenze francesi, italiane, fiamminghe ed austriache. La figura chiave fu Balthasar Neumann, che fu anche capo architetto, responsabile del progetto di base e dei lavori di realizzazione della residenza, nonché autore della combinazione di tutte le influenze in una sfavillante espressione barocca.

Neumann venne definito come il depositario dei segreti del progetto, dal momento che coordinò la supervisione di tutta la costruzione, dall’inizio alla fine, e sopravvisse a ben tre principi vescovi.


La pianta rettangolare è tipica del Barocco francese e consiste in una parte centrale lunga e stretta, con due ali laterali perpendicolari che le conferiscono l’aspetto di una villa urbana di stile italiano. I due piani del palazzo sono ciascuno sormontato da un piano ammezzato, cosa che alleggerisce la facciata e che offriva, all’epoca, lo spazio destinato alla servitù.



Le facciate esterne sono riccamente adornate, sebbene non in modo eccessivo, per via degli elementi regolari introdotti dalle finestre e dalle lesene. L’ingresso ovest è arricchito dal portico che si proietta sulla corte principale. Questo lato è privo di piano ammezzato, mentre è presente una balconata che sormonta l’ingresso costituito da tre archi.


Tre porte finestre conducono dalla Sala Bianca alla balconata. La linea del tetto è ornata da balaustre e si interrompe al di sopra del portico per lasciare spazio ad un frontone curvilineo, che racchiude lo stemma dell’ultimo signore, Frederick Carl von Schonborn, al quale si deve il completamento della costruzione nel 1774. Il portico conduce al salone adiacente alla Sala del Giardino, ad est, sul piano terra. l’alto soffitto a volta è sostenuto da esili colone di marmo che conferiscono un’apparenza eterea, formando al tempo stesso archi laterali che danno vita ad un passaggio intorno alla stanza.



I soffitti affrescati di Johann Zick rappresentano Il riposo si Diana e un Banchetto: soggetti evidentemente correlati al giardino. I lavori di stucco sono di Bossi ed enfatizzano l’impressione generale di leggerezza che pervade la sala. Dal salone si passa alla scala d’onore, che è l’epitome del palazzo e del suo lignaggio, primo obiettivo dei committenti. Qui Tiepolo diede briglia sciolta alla sua immaginazione. Il soffitto a volta, lungo 32 metri, largo 18 e profondo cinque, rappresenta una soluzione architettonica straordinaria, perché non si vede alcun supporto di una simile struttura. La grande superficie fu sontuosamente dipinta dal pittore con uno stile assolutamente grandioso. Si tratta di uno dei più grandi affreschi del mondo in cui compare, nella parte inferiore, un enfatico ritratto del principe vescovo. Allegorie dei quattro continenti (l’Australia in effetti fu scoperta solo nel 1777) sono dipinte sui lati e, direttamente al di sopra dell’entrata della Sala Bianca, è raffigurata l’Europa, circondata di artisti. Nell’angolo a sinistra e al centro si possono riconoscere rispettivamente Tiepolo e Neumann.

La Sala Bianca non ha decorazioni dorate o di altri colori e rappresenta un’oasi di tranquillità fra la rutilante sontuosità dello scalone e della Sala Imperiale. I grandiosi stucchi di Bossi sono unici per cura dei particolari ed eleganza, e rappresentano a buon diritto uno dei vertici della decorazione rococò.


L’ultimo piano dell’edificio centrale racchiude la Sala Imperiale, certamente la più impressionante e sontuosa della Residenza di Wurzburg: un luogo dove numerosi imperatori hanno ricevuto una degna accoglienza ufficiale. Gli affreschi di Tiepolo, all’interno della cupola, rappresentano una processione nuziale in cui Apollo, sul carro del sole, porta all’imperatore la sua sposa. Opera dell’artista sono anche alcune scene della storia di Wurzburg, dove spicca la figura di Federico Barbarossa. I dipinti che sormontano le porte sono del figlio del Tiepolo, Domenico.


Oltre la Sala Imperiale si trovano gli appartamenti imperiali, lunghi all’incirca 150 metri. Si tratta di stanze sontuose, dalle porte magnifiche e dalle finestre finemente intagliate. La cappella del palazzo, nella parte ovest dell’ala sud, è integrata nel resto del complesso. Entrando, l’effetto scenico è notevole, dal momento che l’edificio sacro è alto due piani. L’intero barocco è reso spettacolare dalle tre cupole.    


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...