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martedì 4 gennaio 2011

Teotihuacan – La metropoli degli dèi (parte I)



I conquistatori europei che nel XVI secolo sottomisero l’Impero Azteco e la sua capitale, Tenochtitlan, apparsero dell’esistenza di una città antica e misteriosa, che le popolazioni indigene chiamavano nella loro lingua Teotihuacan, che significa “la città dove gli dèi venivano eletti”.



Gia all’inizio dell’epoca coloniale alcuni viaggiatori spagnoli si recarono sul luogo dove sorgevano le rovine del centro urbano, probabilmente abbandonato molti secoli prima. Gli Aztechi stessi consideravano Teotihuacan un luogo mistico, legato all’esistenza di culti ancestrali: frate Bernardino di Shagùn, nelle sue cronache, narra che, secondo la tradizione dei popoli dell’Altopiano del Messico, a Teotihuacan era iniziata la Quinta Era, quella in cui essi vivevano, e che molte genti si recavano alle piramidi costruite in onore del Sole e della Luna per compiere cerimonie e sacrifici.



In seguito altri cronisti si recarono sul luogo, attratti dall’alone di mistero e di sacralità che impregnava le rovine dell’antica città. La prima campagna di scavo risale addirittura al 1617 e fu intrapresa dallo studioso messicano Carlos Siguenza y Gongora. Nel 1865, don Antonio Garcia Cubas effettuò il primo rilevamento topografico dell’area urbana di Teotihuacan; alla fine del secolo, l’archeologo Edward Seler si dedicò allo studio approfondito delle espressioni artistiche e architettoniche,  nonché dell’iconografia religiosa presente nelle pitture murali teotihuacane.


Una serie di campagne di scavo sistematiche, iniziate nel 1917 e ancora oggi in corso, hanno rivelato la vastità e la ricchezza architettonica del centro urbano di Teotihuacan e la sua stratigrafia, senza tuttavia svelarne i misteri fondamentali: l’identità dei suoi costruttori resta sconosciuta, nessuno sa in onore di qualli dèi costruirono le grandi piramidi e come riuscirono a trasformare il piccolo centro cerimoniale in una sorta di “metropoli” che dominò per molti secoli l’Altopiano del Messico influenzando culturalmente il resto della Mesoamerica.


La storia di Teotihuacan ebbe inizio nel Periodo Preclassico: gli strati archeologici più antichi, risalenti al 150 a. C., testimoniano l’esistenza di un centro cerimoniale primitivo e di un villaggio a carattere rurale sorto in una posizione geografica estremamente favorevole. La vallata, circondata da catene montuose ed estese pianure, è ricca di terreni fertili, aree lacustri, di abbondante selvaggina, di fonti e corsi d’acqua. Sotto il tempio principale di Teotihuacan, il Tempio del Sole, è stata riscontrata la presenza di una sorgente sotterranea, che diede origine in epoche remote a un culto legato all’acqua e alle grotte, la cui frequentazione continuò durante i secoli successivi. Intorno al 100 a. C. una spaventosa eruzione vulcanica distrusse  il villaggio di Cuicuilco, posto ad alcune centinaia di chilometri; si suppone che i superstiti della catastrofe si siano rifugiati a Teotihuacan, lontana solo alcune centinaia di chilometri. Questo nuovo apporto etnico e culturale diede notevole impulso  al piccolo centro agricolo, che si trasformò gradatamente sino ad assumere una vera e propria struttura urbana; a partire dal 100 a. C, vennero probabilmente eretti i più antichi edifici a carattere monumentale e Teotihuacan iniziò ad assumere un ruolo di notevole importanza nell’Altopiano del Messico e nei territori limitrofi. Chi oggi si rechi sul sito archeologico, posto a circa 50 chilometri da Città del messico, rimane colpito dalla vastità e dall’imponenza dell’area urbana, che lo conferiscono totalmente il titolo di “città degli dèi”.



L’aspetto con cui oggi appare Teotihuacan è quello assunto dalla città tra il 200 e il 650 d. C., i secoli dell’apogeo durante i quali essa raggiunse un’estensione di 20 chilometri quadrati e una popolazione di circa 125 000 abitanti. Chi si aggira presso le impressionanti strutture architettoniche di pietra e sale lungo i terrazzamenti delle piattaforme piramidali che un tempo sostenevano edifici templari, si rende facilmente conto di come Teotihuacan sia stata pianificata per soddisfare ogni tipo di esigenza abitativa della casta regnante, ma anche del popolo e di come sia stato organizzato il tessuto urbano, nel quale, alle strutture a carattere religioso, si affiancavano quelle civili e di rappresentanza.


Teotihuacan – La metropoli degli dèi (parte II)


. La città era suddivisa in quattro quadranti da due assi stradali: uno di essi, il Viale dei Morti, la percorreva da sud a nord, terminando nella vasta piazza quadrata dominata dalla celebre Piramide della Luna, circondata da piattaforme a gradoni. Non lontano sorgeva la grande Piramide del Sole che, dopo quella di Cholula, costituisce l’edificio dal volume più imponente dell’intera Mesoamerica. In Viale dei Morti incrociava l’asse stradale est-ovest: questo era affiancato da un complesso architettonico formato da numerosi edifici, chiamato Cittadella.


Una rete di viali e strade che si intersecavano ad angolo retto, delimitando i diversi quartieri, in origine formati da edifici abitati a più piani: gli abitanti godevano dell’uso costante di acqua potabile, grazie a sistemi di drenaggio. Le piramidi di piccole dimensioni presentano un aspetto innovativo che si ritrova presso altre civiltà mesoamericane: si tratta dell’uso alternato di un pannello disposto in scala e di uno obliquo, chiamati rispettivamente “talud” e “tablero”. L’insieme della Cittadella comprende alcuni edifici di grande interesse, in particolare il Tempio di Quetzalcòatl.
Le pareti esterne della piramide sono decorate da sculture che raffigurano due esseri mostruosi alternati: il Serpente Piumato, chiamato Quetzalcòatl dalle genti messicane del Postclassico e Tlaloc, il dio dell’acqua e della fertilità caratterizzato dal lungo naso a proboscide. Qual era l’importanza di queste iconografie a Teotihuacan?


La presenza del Serpente Piumato indica l’esistenza e l’antichità di questo culto, che fu in seguito adottato dai Tolteci e assimiliato al loro eroe culturale Ce Acatl Topilzin; l’immagine di Tlaloc, invece, richiama le origini dei primi santuari della città, edificati là dove si trovavano grotte e sorgenti sotterranee. L’importanza di questa divinità è testimoniata anche dalle pitture parietali: una di esse mostra il dio al centro del “Tlalocan”, una sorta di paradiso acquatico a cui solo alcune categorie privilegiate di defunti potevano accedere. Altri edifici di notevole importanza sono il Palazzo dei Giaguari, il Tempio dell’Agricoltura e il Palazzo di Quetzalpapalotl.


Quest’ultimo, situato nei pressi della Piazza della Luna, presenta diversi livelli sovrapposti, corrispondenti ad ampliamenti avvenuti nel corso dei secoli. La costruzione più recente comprende un ampio patio circondato da un portico colonnato; le colonne quadrangolari sono ricoperte da lastre di pietra decorate da motivi a bassorilievo, tra i quali spicca l’iconografia di una enigmatica divinità ibrida, chiamata Quetzalpapalotl, che letteralmente significa “Uccello – Farfalla”. I glifi dipinti che accompagnano i numerosi affreschi parietali di Teotihuacan non sono ancora stati decifrati: le espressioni artistiche, l’impianto urbanistico e lo stile architettonico sono dunque gli unici elementi che consentono di formulare ipotesi sul tipo di società e sull’ideologia religiosa degli abitanti di Teotihuacan nel periodo Classico.



La popolazione era probabilmente suddivisa tra il ceto agricolo, dedito alla coltivazione dei fertili territori circostanti la città, da una classe artigiana, la cui produzione è testimoniata dalla notevole quantità di manufatti realizzati con grande maestria, e dai commercianti, che avevano il compito da esportare nelle religioni limitrofe e in quelle più lontane i prodotti della cultura teotihuacana. La raffinatezza delle pitture parietali e degli stucchi che ricoprivano in origine tutti gli edifici della città, la produzione ceramica, le maschere e i monili di giada, serpentino e alabastro ritrovate nei corredi funerari, illustrano chiaramente la magnificenza e lo sfarzo della civiltà teotihuacana.



Si suppone che, a differenza del mondo maya, dove il potere assoluto era concentrato nelle mani dei monarchi, i quali lo trasmettevano ai loro successori secondo un rigido principio gerarchico, il prestigio e la ricchezza della città dell’altopiano siano stati creati e favoriti da un tipo di governo del tutto diverso. Gli studiosi sono portati a ritenere che, nel corso dei secoli, si sia formata una casta dirigente composta da membri del clero, dell’esercito, da burocrati e dai rappresentanti della forte classe mercantile. È addirittura probabile che questi personaggi preposti al governo della città, in un preciso momento, abbiano cominciato assolvere compiti diversi e che ogni membro della casta regnante rivestisse il ruolo di sacerdote, mercante e capo militare.


Tra il 650 e il 750 d. C., qualcosa turbò l’equilibrio della metropoli: incendi, distruzioni e saccheggi rivelati dall’indagine archeologica costituiscono la prova di una guerra civile o, probabilmente, di un’invasione di genti da nord. Non esiste una risposta ai numerosi dubbi sulla fine di Teotihuacan: unico dato certo è che alla fine del Periodo Classico la città venne abbandonata e alcuni studiosi ritengono che i superstiti portarono a Tula, la capitale tolteci, il culto del Serpente Piumato.



Fonte: Meraviglie dell'antichità - Splendori delle civiltà perdute
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