Il Faro
Il Faro di Alessandria, sulla costa nordoccidentale del delta del Nilo, fu il monumento più recente venuto a completare l’elenco canonico delle Sette Meraviglie del Mondo Antico. Si chiamò così dall’isola di fronte al porto di Alessandria sulla quale fu costruito, e in seguito divenne un termine generico per indicare tutti i fari costruiti nel mondo.
L’isola di Pharos è un’emersione di pietra calcarea: una buona base in mezzo alle sabbie e alle paludi alluvionali formate dal Nilo. Fu Omero nell’Odissea a menzionare Pharos come un’isola, e la situò a un giorno di vela dall’Egitto, concetto ribadito più tardi da Plinio. Le fonti di Omero erano ovviamente piuttosto incerte. La leggenda narrava la storia della bella Elena giunta in Egitto con Paride, ma quell’isola in cui non c’era nulla da vedere e i cui unici abitanti erano le foche l’annoiò. Dieci anni dopo vi tornò, accompagnata questa volta dal suo sposo Menelao, che stava rientrando in patria da Troia e che, spinto fuori rotta da una tempesta, era approdato su quella terra. Menelao – narra la leggenda – incontrò un vecchio e gli chiese: «Che isola è questa?» Il vecchio rispose che l’isola era del Faraone. Menelao, che non aveva inteso bene, domandò di nuovo: «Faro?» Al che il vegliardo rispose affermativamente, ripetendo la parola «Faraone» con l’antica pronuncia egiziana, che la trasformò in «Prouti». Menelao interpretò malamente la risposta: questa volta capì «Proteo», nome che sapeva essere quello della divinità marina a cui Poseidone aveva concesso il dono della profezia. Così la pronuncia poco chiara di un vecchio e il qui pro quo di Menealo fecero conoscere al mondo l’isola sotto il nome di Pharos, terra protetta dal nume Proteo. Per di più, tornato in Grecia, Menelao aggiunse qualche ricamo alla storia, tanto che le foche, disprezzate da Elena, si mutarono in ninfe che affollavano le spiagge.
