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domenica 25 settembre 2011

Pau – La culla della dinastia borbonica


Il castello di Pau, nella Francia sudoccidentale, è noto soprattutto per aver dato i natali a Enrico IV, capo degli ugonotti protestanti, assurto alla dignità di re di Francia nel 1589. La sua importanza e bellezza tuttavia dovrebbero bastare da sole a dargli il rango che gli spetta.

GASTONE III FEBO DI FOIX, ARTISTA E POLITICO SPREGIUDICATO – I conti di Foix, divennero signori di Pau, dove avrebbero posto la loro dimora principale, alla fine del Duecento. Il principale esponente fu Gastone III Febo (1331 – 1391), poeta e compositore, grande e ispirato mecenante, ma nel contempo politico senza scrupoli, responsabile della morte cruente del fratello e del suo stesso figlio. Durante il suo dominio l’antica rocca cittadina dei precedenti proprietari, i signori di Moncade, fu trasformata in possente castello dall’architetto Sicard de Lordat.

MARGHERITA DI ANGOULÈME E GIOVANNI CALVINO – Nel 1527 Margherita d’Angoulème, sorella del re francese Francesco I, sposò in seconde nozze il sovrano di Navarra, Enrico d’Albret, e scelse come residenza il castello di Pau, apportando notevoli mutamenti alla struttura. Qui ebbe contatti con il riformatore Giovanni Calvino (1509 – 1564) e si convertì segretamente alla nuova confessione: fece tradurre preghiere e canti religiosi in francese e nella sua cappella privata si celebravano funzioni secondo il rito evangelico. La dinastia di Navarra divenne così punto di riferimento del protestantesimo francese.
Antonio di Borbone

Giovanna III di Navarra
   IL BUON RE ENRICO – Il nipote di Margherita, Enrico IV, lasciò nel 1587 Pau, dove non sarebbe più tornato, per le successive vicende che l’avrebbero portato sul trono. Figlio del duca di Borbone, diede questo nome alla nuova dinastia che con lui iniziava, annoverando in seguito grandi re come Luigi XIV.

Le Bon Roi Henri
Passò alla storia come Le Bon Roi Henri, il ‘buon re Enrico’, pacificatore della contesa religiosa tra francesi, dopo decenni di terribili lotte fratricide. Nel 1598 promulgò l’editto di Nantes, che riconosceva libertà di fede e una sostanziale parità fra le diverse religioni. Resta famosa la frase con cui sintetizzò il proprio programma politico: “Voglio che i contadini francesi stiano così bene da avere ogni domenica pollo in pentola”.


ALCÀZAR FRANCESE – I restauri (in realtà, in molti casi, veri e propri rifacimenti) apportati nell’Ottocento hanno molto trasformato l’antico castello dei conti di Foix. Tuttavia l’impianto e, se si prescinde dalle incrostazioni romantiche, anche le strutture murarie dell’edificio sono tutto sommato ancora quelli originali. Si tratta di una fortificazione irregolare, con al centro un cortile trapezoidale, collocata su una piccola ma ripida ‘motta’ – cioè un monticello di terra spianato alla sommità – a dominio della città e del fiume ai suoi piedi. È, per tipologia e funzioni, un insieme molto simile agli Alcàzar spagnoli: dopo tutto, i Pirenei non sono lontani.

“VINCERE O MORIRE” – Enrico IV, nipote di Margherita di Angoulème e figlio del duca Antonio di Borbone, era legatissimo al suo posto di nascita. All’ottavo mese di gravidanza sua madre Giovanna III d’Albret intraprese un faticoso viaggio di 19 giorni solo per partorire a Pau. Quando il bambino venne alla luce, il 13 dicembre 1553, secondo l’usanza locale gli furono sfregate le labbra con aglio e vino di Jurançon. Nel 1560 Giovanna, come sua madre, aderì al protestantesimo e cominciò a educare il figlio secondo questa dottrina. Poi, fino all’età di 14 anni, Enrico fu trasferito alla corte reale, come prevedeva la legge per i possibili eredi al trono.

Già da piccolo egli aveva scritto nei suoi quaderni di studio il motto latino Aut vincere aut mori, vincere o morire.  Alla fine vinse, ma rischiò di morire. Era ancora assai giovane quando assunse il comando degli ugonotti e del loro esercito, affrontando una situazione difficile che ben presto sembrò diventare catastrofica. In occasione delle proprie nozze fu costretto, in quanto protestante, a fermarsi sulla soglia della cattedrale di Notre-Dame, a Parigi, mentre la moglie Margherita di Valois, sorella del re Carlo IX, pronunciava il sì davanti all’altare. Nella notte seguente (tristemente nota come la Notte di San Bartolomeo, tra il 23 e il 24 agosto 1572) migliaia di ugonotti furono massacrati a Parigi e in tutta la Francia per ordine della regina madre Caterina de’ Medici.

Enrico riuscì a salvarsi solo abiurando la propria fede evangelica. Ma solo dopo che nel 1593, a Saint-Denise, a nord di Parigi, si fu convertito ufficialmente al cattolicesimo, poté finalmente entrare a Parigi per assumere il titolo che gli spettava. “Parigi – disse – valeva bene una messa”.

LO SPITIRO ELEGANTE DEL RINASCIMENTO – Il donjon, il poderoso mastio a sinistra dell’ingresso, risale all’epoca di Gastone Febo. La torre di Montauser che svetta sulla destra è invece un residuo dell’originale rocca duecentesca, allora appartenente ai signori di Moncade.

Il castello custodisce una collezione di pregevoli arazzi fiamminghi.

Il Musée Régional Béarnaise, al terzo piano, informa dettagliatamente sulla storia e la cultura della regione di Pau.

Nel Musée des Beaux-Arts di Pau si possono ammirare un notevole Giudizio universale di Pieters Paul Rubens, L’ufficio dei cotoni a New Orleans di Edgar Degas e opere di El Greco.

Numerosi lavori furono svolti negli anni Sessanta del XIX secolo, per volontà di Napoleone III. Risale a quell’epoca la veste attuale del complesso.

sabato 29 gennaio 2011

Canossa – Dove si umiliò un imperatore


Nel gennaio 1077 l’imperatore Enrico IV, scomunicato dal papa Gregorio VII, attese il perdono per tre giorni sotto le mura del castello, al gelo, scalzo, indossando un saio: una storica umiliazione, passata addirittura in proverbio (“andare a Canossa”).



IL NODO D’ACQUILA DEI MARCHESI DI TOSCANA – Eretto intorno al 940 da Azzo Adalberto, figlio di Sigifredo di Lucca e capostipite della famiglia degli Attoni, il castello di Canossa era il perno di una rete di fortificazioni che presidiavano la pianura e le valli circostanti.
Nel 950 accolse Adelaide, vedova del re d’Italia Lotario I, in fuga da Berengario II, marchese di Ivrea, che assediò la roccaforte nel 952.
Grazie all’aiuto prestato ad Adelaide, Azzo Adalberto ottenne il titolo di marchese dall’imperatore Ottone I di Germania. Con i suoi discendenti, soprattutto con Bonifacio III, il potere della famiglia si consolidò ulteriormente.
Il castello di Canossa conobbe, tuttavia, il suo periodo di massimo fulgore nel corso dell’XI secolo, sotto la grande marchesa Matilde, figlia di Bonifacio III, che da qui comandava un vastissimo territorio, esteso dal Piemonte e dalla Bassa Lombardia fino alla Toscana. Si svolse proprio in questo castello, infatti, una tappa importante della lotta per le investiture.



IL PAPA E L’IMPERATORE – Fu a Canossa che, il 25 gennaio 1077, si recò l’imperatore Enrico IV, implorando il perdono e la revoca della scomunica da parte di papa Gregorio VII, ospite di Matilde. Solo dopo tre giorni, in cui l’imperatore rimase fuori dal castello indossando un saio e a piedi scalzi sulla neve, il papa revocò la scomunica, grazie anche alla mediazione della marchesa. La parvenza di distensione non durò a lungo ed Enrico IV, colpito da una nuova scomunica, rispose proclamando decaduto Gregorio VII. Nel 1084 l’imperatore assediò Castel Sant’Angelo, dove si era rifugiato il papa deposto, e insediò l’antipapa Clemente III.


IL DECLINO  - Dopo la morte di Matilde, il castello fu più volte l’oggetto di distruzione e ricostruzione. Le uniche tracce di ristrutturazione, tuttora riscontrabili, sono riferibili al periodo di dominio degli Estensi. In seguito venne abbandonato e cadde in rovina. Nel 1878 fu acquistato dal governo italiano, che lo dichiarò monumento nazionale. Oggi è ridotto a una porzione molto ridotta dell’originaria area fortificata, a causa dello sfaldamento del terreno e dell’instabilità sismica della regione. Rimangono solo le rovine delle mura e i resti di due colonne dell’antica cappella, dedicata a Sant’Apollonio.



I CASTELLI DELLE ORIGINI – Canossa appartiene alla tipologia di castello più antica riscontrabile in Italia, quella della rocca ‘appollaiata’ su una cima montana, con pianta irregolare, grosse mura, torri quasi o del tutto assenti. La difesa era affidata più all’inacessibilità del luogo e allo spessore dei muri che a specifici accorgimenti ossidionali. Un tipo di fortificazione, apparsa verso il X secolo, che duro fino all’XI circa.



UNA FIERA SIGNORA MEDIEVALE – Matilde di Canossa nacque nel 1046 da Beatrice di Lorena e Bonifacio III, marchese di Toscana appartenente alla dinastia feudale degli Attoni di Canossa. Dopo la morte del padre (1052) e dei fratelli (1055), ereditò i vastissimi domini della famiglia. In seguito alle nozze di Beatrice con Goffredo il Barbuto, duca di Lorena, fu promessa al figlio del patrigno, Goffredo il Gobbo. Venne però imprigionata con la madre in Germania da Enrico III, timoroso della potenza che avrebbero avute le due dinastie così unite. Riavuta la libertà nel 1056, nel 1069 Matilde sposò Goffredo, e ben presto tornò in Italia. Nel corso della lotta per le investiture, che oppose il papato all’impero, Matilde fu sempre schierata dalla parte della Chiesa, non esitando a prendere le armi per difendere i pontefici. Rimasta vedova, nel 1089 sposò il giovane Guelfo V di Baviera, alleato di papa Urbano II. Nel 1115, dopo aver difeso il papato durante tutta la sua vita, Matilde, morendo, lasciò per testamento tutti i suoi beni alla Chiesa; ma l’imperatore Enrico V ne rivendicò una parte, spettante, in mancanza di eredi diretti, all’Impero. Ne seguì una lunga questione che si risolse, col tempo, proprio a favore dell’Impero.



STORICA SUGGESTIONE – Per le vicende storiche alle quali è legato, il castello di Canossa presenta un fascino straordinario, ampliato dalla bellezza del severo paesaggio appenninico che si sviluppa tutt’intorno.
Le uniche strutture ancora riconoscibili nelle rovine del castello, eretto su un’aspra rupe di arenaria bianca, sono i resti di un ‘palazzo’ risalente al XVI secolo, costruito dagli Estensi e la cripta della ‘chiesa di Sant’Apollonio’, che già nel 1116 era un importante centro di culto benedettino.
Presso il castello è il ‘Museo Naborre Campanini’, intitolato allo studioso che, alla fine dell’Ottocento, iniziò a raccogliere i materiali rinvenuti durante gli scavi compiuti nell’area. Degno di nota una fonte battesimale romanico proveniente dalla chiesa di Sant’Apollonio, presumibilmente di scuola lombarda, databile all’inizio del XII secolo, ornato da raffigurazioni simboliche ed elementi tipici medievali.
Tra gli altri reperti, capitelli romanici, frammenti di epigrafi e di ceramiche, proiettili, oltre a una ricca testimonianza iconografica di documenti canossiani. Sparse vestigia di un orgoglioso castello davanti a cui si inginocchiò un imperatore.


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